18, 19, 20 e 21 Giugno 2026: Arte, musica, teatro e cinema alla Stazione delle Arti di Marano Vicentino
C’è un luogo in cui il tempo rallenta, si tende, sembra quasi trattenere il respiro. Una piccola stazione ferroviaria del Nord Est italiano, uno spazio transitorio di fermata e di passaggio, incastonato tra binari che corrono dritti nella pianura e sguardi che, quasi naturalmente, si sollevano verso le montagne lontane. Qui prende forma il nostro festival, Bàrnabo. Piccolo Festival sul Paesaggio, rassegna multiculturale imperniata sull’esperienza di attesa, osservazione e ascolto, in dialogo diretto con l’opera letteraria di Dino Buzzati e con la sua straordinaria capacità di trasformare il paesaggio in destino, lo spazio in racconto, l’orizzonte in domanda aperta.
La Stazione delle Arti diventa così una soglia mentale, un presidio, un punto d’osservazione da cui il paesaggio si organizza e prende senso. Dinnanzi la pianura si distende come un deserto contemporaneo: vasta, orizzontale, silenziosa. Apparentemente immobile. Un territorio che richiama le lande de Il deserto dei Tartari, dove l’assenza di movimento è solo la superficie di una tensione continua. Sotto la calma si addensano vite, lavori, desideri; un fermento sommerso che scorre come una corrente invisibile. La pianura è il luogo dell’eco lontana di ciò che potrebbe accadere, come nei racconti buzzatiani in cui l’evento decisivo sembra sempre imminente, ma resta sospeso.
Alle spalle, in lontananza, si stagliano le montagne: presenza altra e verticale, che non si concede facilmente allo sguardo ma lo attrae come una promessa e una minaccia insieme. Come accade ne Il segreto del bosco vecchio o in Bàrnabo delle montagne, la montagna è spesso uno spazio iniziatico, custode di segreti arcaici, dove il tempo sembra addensarsi e la tradizione mescolarsi al mito. È un luogo che mette alla prova, che osserva in silenzio chi resta a valle, nella pianura dell’attesa, e che incombe come un richiamo costante, carico di rivelazioni possibili e di paure mai del tutto sopite.
Arte, musica e pratiche culturali si inseriscono in questo spazio intermedio, abitandolo senza risolverlo. La Stazione si trasforma in un osservatorio privilegiato: non un punto di arrivo né di partenza, ma una soglia. Il Festival si muove tra immobilità e movimento, tra quotidiano e mistero, tra ciò che è vicino e ciò che resta lontano. Come nei testi di Dino Buzzati, il paesaggio non è un semplice sfondo, ma il protagonista: uno spazio che ci guarda mentre lo guardiamo, e che ci invita a sostare, ascoltare, riflettere e immaginare.
18, 19, 20 e 21 Giugno 2026
Stazione delle Arti, via Stazione, 82 – Marano Vicentino (VI)
Il Festival è ideato e realizzato da S-CIAO, Folà, Rosa Parks e Casa Capra, quattro realtà associative che animano l’Altovicentino con appuntamenti socio-culturali, rassegne letterarie, sperimentazioni artistiche e laboratori partecipati: quattro giorni di arte, musica e incontri nella magica sede della Stazione delle Arti!
Al Festival ha contribuito il Comune di Marano Vicentino. Realizzato con il supporto della Rete Biblioteche dell’Alto Vicentino e di Performa, in collaborazione con ProLoco Marano, Cooperativa Verlata e Cinema Campana.
L’ingresso è libero con offerta responsabile (eccetto la proiezione di Le Città di Pianura di Domenica sera, che prevede un ingresso di 5€).
L’accesso alle persone con disabilità è garantito agli eventi e alle mostre del piano terra.
Durante il festival saranno presenti servizio cucina e bar.
Dopo il 21 giugno le viste guidate alle mostre si potranno effettuare solo su appuntamento scrivendo a info@s-ciao.it.
Programma
Giovedì 18 Giugno
18:30 – Inaugurazione mostre
A seguire – Dj Set di Djudzu
21:00 – The Image Hunter – Presentazione e proiezione del film di Hitnes e Giacomo Agnetti*
Venerdì 19 Giugno
18:00 – Apertura mostre
19:00 – In conversazione con il regista Filippo Foscarini
21:00 – Del Rei – Concerto Live
A seguire – Macedonia Sintetica – Concerto live
A fine serata – Dyzergic Acid – Dj Set
Sabato 20 Giugno
18:00 – Apertura mostre
19:30 – Everyone – Performance del collettivo Jennifer rosa
20:30 – Un paesaggio da fiaba – Reading a cura di Pino Costalunga
21:30 – Carua – Concerto Live
A seguire – Banadisa – Concerto Live
Domenica 21 Giugno
18:00 – Pratiche Sostenibili con Cooperativa Sociale Verlata: crea il tuo foglio di carta riciclata e scambia gli abiti usati che non indossi più (porta massimo 5 capi in buono stato) + Apertura mostre
19:00 – Le contrade tra storia e geografia: il caso di Posina – Chiara Spadaro e Andrea Colbacchini dialogheranno con Mauro Varotto e Andrea Savio, autori del libro Posina – La valle delle cento contrade*
20:00 – Toni Bruna – Concerto Live*
21:30 – Le città di Pianura – Proiezione del film a cura di Cinema Campana (ingresso 5€)*
In caso di pioggia gli eventi indicati con * si svolgeranno presso l’Auditorium Comunale di Marano Vicentino in via G. Marconi, 7.
Esposizioni
Piano terra – Fondazione Malutta – Qualcosa era successo
Artist* in esposizione: Luisa Badino | Ariele Bacchetti | Giulia Maria Belli | Giovanna Bonenti | Nina Ceranic | Veronica de Giovanelli | Fabio De Meo | Daria Dmytrenko | Enej Gala | Riccardo Giacomini | Andrea Grotto | Bogdan Koshevoy | Anna Furlan | Anna Marzuttini | Sebastiano Pallavisini | Anastasiya Parvanova | Bianca Francesca | Francesco Zanatta | Aleksander Velišček
Fondazione Malutta è un collettivo artistico internazionale nato a Venezia nel 2013, che riunisce oltre trenta artisti provenienti da paesi, lingue e pratiche creative differenti.
Ispirata al racconto Qualcosa era successo di Dino Buzzati, questa mostra nasce da quella sensazione sospesa in cui si percepisce che qualcosa è cambiato, senza riuscire a comprenderne il motivo. Fondazione Malutta prosegue il suo percorso tra luoghi di passaggio e attesa, facendo tappa alla stazione di Marano Vicentino dopo l’esperienza di Borca di Cadore. Come una comunità nomade, si muove di stazione in stazione, attraversando paesaggi e significati. Qui gli artisti diventano come i passeggeri del racconto che scelgono di fermarsi: scendono dal treno, si prendono il tempo di osservare e abitare lo spazio. È un gesto semplice ma radicale, un atto di attenzione che diventa pratica quotidiana. Attraverso pittura, ceramica, disegno e collage, ogni artista esplora e trasforma la realtà, condividendo uno sguardo vigile e sensibile. La mostra non offre risposte, ma invita a sostare in quella tensione tra il vedere e il capire. Perché, anche senza spiegazioni, una cosa resta certa: qualcosa sta succedendo.
Scale – Deserto – Paesaggi che non valgono nulla
Il progetto rappresenta un’indagine collettiva nata durante un laboratorio di fotografia dedicato ai paesaggi marginali, residuali e apparentemente inutili: spazi di attesa, zone di passaggio e territori senza racconto dell’Alto Vicentino.
L’esposizione presenta le fotografie scattate durante il laboratorio Deserto. Paesaggi che non valgono nulla organizzato da A.P.S. S-CIAO presso la Stazione delle Arti. A cura di Emanuele Tortora e Veronica Mariani, entrambi di CollettivoTentativo.
Primo piano – Hitnes – The Image Hunter
Hitnes nasce a Roma, dove vive e lavora. Avvia la sua ricerca artistica nel 1996 nel contesto del writing, sviluppando nel tempo una pratica che evolve verso il muralismo su larga scala. Il suo lavoro, caratterizzato da un forte legame con la natura e l’osservazione del mondo animale, lo ha portato a viaggiare, lavorare ed esporre in Europa, Australia, Messico, Cina e Russia.
Il suo progetto è una reinterpretazione contemporanea del capolavoro di John James Audubon: 53 incisioni su rame, nate da un archivio personale di osservazioni e realizzate con tecniche tradizionali (acquaforte e acquatinta). Raccolte in un libro d’artista in edizione limitata, interamente inciso, stampato e rilegato a mano, le opere trasformano la memoria del viaggio in una narrazione visiva intima e poetica.
The Image Hunter – Per oltre tre mesi Hitnes viaggia lungo il percorso tracciato da Audubon nel 1830. In The Image Hunter, arte e scienza si intrecciano, ricordandoci che l’atto di osservare e rappresentare la natura è al contempo un’esperienza di conoscenza e di rispetto. Il film non è solo una biografia artistica o un viaggio geografico: è un incontro tra due sguardi rivolti al mondo naturale, e una riflessione sull’eredità dell’arte come strumento per comprendere e proteggere la vita che ci circonda.
Biografie
Filippo Foscarini (1990) è un regista documentarista formatosi tra Venezia e il Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo. Con Africa Bianca (2020) e Tardo Agosto (2021) — premiato al Doclisboa e al Film Festival della Lessinia — si afferma come una delle voci più interessanti del nuovo cinema documentario italiano. Il suo ultimo film, Waking Hours (2025), vincitore alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia e al Bellaria Film Festival, conferma uno sguardo potente e attento ai confini, ai paesaggi e alle tensioni del presente.
DELREI è il progetto noise/dark-ambient del chitarrista padovano Alessandro Mercanzin, oggi evoluto in trio con Giovanni Beghetto (batteria) e Davide Dalla Pria (basso). Il loro sound fonde desert blues, psichedelia e atmosfere cinematografiche ispirate a Morricone, Lynch e Tarantino. L’album d’esordio Desolation and Radiation (prodotto da Maurizio Baggio) e il nuovo EP (aprile 2026) con Collin Hegna (The Brian Jonestown Massacre) alla voce. Reduci dal debutto al Curtarock in apertura ai Black Heart Procession, sono attualmente in tour tra Italia ed Europa.
Macedonia Sintetica è un trio techno/d’n’b di Venezia che unisce batteria, basso e sax in improvvisazioni dal vivo. Il pubblico e lo spazio diventano parte attiva della performance, generando un’esperienza sonora intensa, dinamica e immersiva, dove ritmo ed esplorazione si fondono in un flusso inarrestabile.
Dyzergic Acid è un dj e produttore veneto, attivo nella scena underground e dei free party. Noto per i suoi set veloci in vinile che spaziano tra hard techno, acid, electro, funk e hip-hop, arricchiti da scratching e sonorità rave nostalgiche.
Jennifer rosa è un collettivo artistico di Vicenza attivo dal 2005, che lavora tra performance e installazioni video-fotografiche. Everyone (2012), riproposta nel 2026 come performance live, mette in scena un “paesaggio umano” ispirato al Festival del Paesaggio e a Dino Buzzati, esplorando identità, tempo e relazione con lo sguardo del pubblico.
Pino Costalunga è attore, regista e autore vicentino con lunga esperienza teatrale e internazionale. Con Un paesaggio da fiaba Costalunga esplora l’opera di Dino Buzzati mettendo in relazione i paesaggi delle Dolomiti con i temi di mistero, natura e tempo presenti nei suoi testi. Il racconto intreccia le opere buzzatiane con le fiabe della tradizione orale di montagna, evidenziando il legame tra immaginario fiabesco e riflessione esistenziale.
Carua è un progetto musicale che nasce dall’esigenza di trasformare fragilità personali ed emotive in musica. Unisce testi essenziali e non lineari a sonorità elettroniche e melodie evocative, creando un linguaggio sonoro istintivo e introspettivo.
BANADISA è il progetto di Diego Franchini che unisce elettronica oscura e sonorità folk legate alla Pianura Padana, con testi in più lingue e dialetti. Il suo album Inumana Canicola Padana (2025) include varie collaborazioni e dal vivo si presenta come un trio tra elettronica, voce e percussioni.
Mangiodischi propone funk, soul, disco, hip-hop e afro-reggae, con l’obiettivo di far ballare e condividere cultura musicale dal vinile al dancefloor.
Mauro Varotto è professore ordinario di Geografia e Geografia culturale all’Università di Padova. Collabora con la testata web de L’AltraMontagna e ha all’attivo numerose pubblicazioni sulla montagna, tra le quali ricordiamo Montagne di mezzo. Una nuova geografia (Einaudi, 2020). Dal 2020 vive in val Posina.
Chiara Spadaro è geografa e ricercatrice presso l’Università di Padova, dove si occupa di sistemi alimentari. Fa parte della Rete italiana delle Politiche Locali del Cibo, per la quale è direttrice responsabile della rivista Re|Cibo, pubblicata dall’Università di Torino. È anche giornalista e autrice di diversi libri su tematiche ambientali; l’ultimo è L’arcipelago delle api. Microcosmi lagunari nell’era della crisi climatica (wetlands books, 2022). Nel 2024 ha curato con il regista Andrea Colbacchini il libro Leogra. Eredità di un paesaggio (Cierre edizioni).
Andrea Colbacchini lavora dal 2013 nell’ambito del documentario storico e antropologico in ambiente montano. La sua ricerca si concentra sulle immagini – fotografiche e in movimento – come fonti per la narrazione storica. Si dedica all’educazione all’immagine e realizza installazioni, riprese e montaggi per la televisione, collaborando con il canale Arte e la trasmissione Geo su Rai3.
Andrea Savio è professore associato di Storia moderna all’Università di Padova. Si occupa di storia della Repubblica di Venezia e conduce le sue ricerche privilegiando le fonti private. Tra i suoi lavori ricordiamo: Tra spezie e spie. Filippo Pigafetta nel Mediterraneo del Cinquecento (Roma 2020).
Toni Bruna esordisce con l’album Formigole: dieci tracce di “folk immaginario” nate in una casa isolata sulle Prealpi Bellunesi. Un ponte tra l’intimismo locale e influenze globali (da Tom Waits ai Radiohead, fino a De André) che ha conquistato la critica.
